Cristianesimo - Le Grandi Verità della Bibbia

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Gli Eretici   dal
Medioevo alla Riforma





Juan  de Valdès
(Cuenca 1490 circa - Napoli 1542)


Juan de Valdès era spagnolo. Nacque nel 1490. Da giovane appartenne al circolo spirituale degli alumbrados è stato un teologo e un riformatore spagnolo. Suo fratello Alfonso, segretario di Carlo V, era invece discepolo di Erasmo e sosteneva che la Curia romana avesse sbagliato a scomunicare Lutero nel 1520: doveva accettarne i sani principi. Juan invece era un radicale: per lui ogni principe non era che il depositario della ricchezza dei sudditi, i quali avevano diritto di parteciparvi a seconda del bisogno. Era una delle dottrine sociali degli alumbrados.

Carlo V era un grande protettore degli erasmiani, ma quando partì per l’Italia nel 1529 gli inquisitori spagnoli si coalizzarono contro i seguaci di Erasmo e contro gli alumbrados. Catturarono Francisco Hernandez, che era alla guida degli alumbrados di Madrid. Il terrore della tortura lo rese un traditore: denunciò tutti i maggiori esponenti del suo movimento e dell’erasmismo spagnolo. I fratelli Valdès furono costretti ad abbandonare la Spagna.

Clemente VII fece di Juan il suo ciambellano, sperando che il lusso e lo sfarzo della Curia romana attenuassero il suo radicalismo. Lo spagnolo invece rifiutò quel mondo e si rifugiò a Napoli, dedicandosi all’insegnamento teologico finché non vi morì nel 1542.

Juan de Valdès aveva fatto propria la dottrina luterana della giustificazione per fede onde valorizzare la successiva consacrazione, cioè la trasformazione spirituale del credente, illuminato (alumbrado) dallo Spirito Santo, per un cammino di perfezione fino alla morte. Insegnava che "una persona può essere tanto piena di spirito che la non sia sottoposta alle leggi humane della Chiesa". Il cristiano giustificato e consacrato, essendo spirituale, è quindi libero dall’obbedienza ad ogni credo religioso. Per tale motivo le dottrine di Valdès furono condannate non solo dalla Chiesa di Roma ma anche da quella di Calvino.

Furono suoi seguaci il protonotario apostolico Pietro Carnesecchi, già segretario di Clemente VII, il cardinale Giovanni Morone, Vittoria Colonna, Bernardino Ochino, Giulia Gonzaga, vescovi, umanisti e aristocratici. Il gruppo degli spirituali valdesiani vece capo a Viterbo alla corte del cardinale inglese Reginald Pole.

Nel 1540 era stato pubblicato un libretto "Trattato utilissimo del beneficio di Christo", redatto a Napoli dal monaco benedettino Benedetto Fontanini da Mantova, rielaborato nel 1542 a Viterbo da Marcantonio Flaminio e ripubblicato a Venezia nel 1543. Esso conteneva il pensiero del predicatore spagnolo sulla giustificazione per fede e sulla consacrazione a Dio del giustificato.  

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